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LA PROFEZIA DI IMDI-ILUM

Hanrahan il Rosso on 27 febbraio 2015 - 0:39 in Il Ciclo di Imdi-Īlum, Poesie di Andrea Fiorini

Toglietevi dai piedi giovani stupidi
via dal fuoco
le vostre risate insulse per sciocchezze e i vostri dar di gomito
e dire i vecchi, guarda lì
per poi non dormirci la notte
e raccontare anni dopo,
non avessi visto mille volte,
via via! polli tutti uguali in uno sbatter di penne bianche
via di qui
da questo fuoco
da queste ceneri
che il mio bastone ara
con sapienza caldea. Silenzio, diventate di pietra,
che le risposte a domande mai fatte
e il buio che circonda queste tende
sono mattoni della casa di Nergal-signore-della-grande-città
e della tremenda consorte
Ereshkigal-signora-della-grande-terra
così mi hanno insegnato
che dalla terra profonda emergono
scagliano maledizioni e precetti,
con forza dirompente che nemmeno i fulmini di Tarhunt delle tante città,
e con Adad del cielo
ci dicono cosa fare
la direzione da prendere
il sangue da versare.
Non sento più nulla
Avevo promesso
rivelato
ho vissuto tanto
poco
ho toccato con mano
e forse solo le mie mani hanno toccato la vita
e ora
per gli dei
ora posso vedere
e non vorrei
vorrei fermare le braci e renderle mute colpirle spegnerle con acqua gelida
ma non posso
gli dei sono dentro di me
guidano il mio braccio coperto di sete e lini pregiati
hanno scelto me, hanno scelto me
breccia
santuario
orbitale
e io, che non si dica, non si dica mai, mai!
io vedo, io so.
Rivolto le braci e le ceneri
qui
tra deserto, paludi e campi lunghi d’orzo
e so, sento le voci degli dei e so, so, so
impazzisco nel segreto e vorrei morire
vorrei che questo che vedo
queste figure di un futuro, oh così immenso e spaventoso
e incomprensibile
oh uomini chinate la testa
che gli dei parlano attraverso di me
mercante di pietre
vuoto e senza amore, freddo di paura
solo, nel bivacco davanti al fuoco e con poche bestie che soffiano poco più in là,
a gambe incrociate
gli occhi spalancati
la mente lontana
lontanissima.
Ecco il futuro che vedo
ecco il futuro, uomini.
Volerete nel buio e nel silenzio, sì,
come uccelli senza ali
e mille e mille spilli d’argento e oro toccherete senza fermarvi mai
senza smettere d’ammazzare altri uomini e altro ancora
senza smettere di farvi domande.
E quando, così disse Adad, lo giuro,
quando un altro cielo scoprirete e farete vostro
quando la volta costruita dagli dei spaccherete e gli dei stessi sterminerete
quando il silenzio calerà fuori dalle vostre navi senza vele
allora
tra cadaveri fluttuanti e occhi di nuovi metalli
allora voi stessi sarete dei
padroni del vostro cielo
allora
inizierete a morire
come i vostri dei sono morti, uccisi per vostra mano,
e ad altri eredi
che oggi sono rocce, sali, composti,
lascerete un universo di silenzio, mura abbandonate, rottami.
Così il coro delle mie voci
così il sussurratore di cui diffidare,
e né io né voi saremo lì a guardare.

Respiro
alzo gli occhi alle stelle
vi rivedo qui intorno
e sono contento
contento
dei vostri sberleffi
giovani stupidi
vi lancio sassi
sperando che torniate a tormentarmi di scherzi
a portarmi via
da queste ceneri e braci
chi mi tolgono l’anima
e la forza di vivere.

 

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