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FOLATA DI VENTO

Hanrahan il Rosso on 3 marzo 2015 - 1:43 in Poesie di Andrea Fiorini

(dedicata a tutti i clochard)

Sono l’ultimo degli ultimi
l’ombra poco lontano dal marciapiede bagnato
rumore di scarpe e sabbia
e ora ti dirò quello che devo.
Non avrai quello che vuoi
non sarai quello che vuoi
ma quello sguardo che ti ha attraversato
sotto la fermata
quello ti ha visto cosi come sei
unico al mondo.

Adesso via, partiamo.
Schifo di mondo
ti ho visto in ogni angolo
ho visto lo sporco entrare in ogni casa in ogni vicolo
le piazze desolate di città italiane
bruciate
e mi sono trascinato nel vuoto e nell’abbandono.
Perdìo se ne ho viste,
se ne ho raccontate.
Ero un uomo come te
non avevo astronavi né onagri
ma un nome e una madre e un padre, quelli li avevo
come te
e a dir la verità non li ricordo bene in questo letto di ferro gelato
gli occhi chiusi da un velo bianco
e non sento freddo, davvero.
Ho camminato e camminato
in cammino di Santiago, così mi hanno detto,
Il mio odore
carico
non lo sentivo più
i miei piedi sfatti
non li sentivo più
ma passo dopo passo
freddo dopo freddo
sguardo dopo sguardo
insulto dopo insulto
sono rimasto un uomo
come te.

Se mi chiedi il nome
aspettati dei suoni incomprensibili al tuo orecchio
se mi offri del pane con la paura negli occhi
un sorriso dolce.
A volte le divise di ogni colore
mi hanno portato dolore e sofferenze lancinanti per giorni
a volte sono vivo, posso dire, grazie a quelle luci blu che tagliano il buio
angeli e mani calde e voci e occhi buoni
nascoste dalle carte, dall’imbarazzo della consuetudine.
Non dimenticare,
ero come voi
pagavo le tasse e bevevo al bar qui vicino
e solo quando tutto è esploso
lentissimamente
ecco, sono un oggetto
un sasso
un quadro
una folata di vento che scompiglia i capelli
che tu, bellissima, sistemi da uccidere.

Quanto avrei potuto fare
quanto avrei potuto dare
ma solo ora so
che sono rimasto io
che sono rimasto uomo, un uomo, l’uomo, quell’uomo che hai visto
rotolarsi nel fango
(perché, diciamolo, in fondo ci piace)
dividere sardine rancide
pescare tesori dai cassonetti.

E quella volta che dormivo e ho sentito chiamare
ho sentito grida d’animali e di servi
ho percepito deserti di roccia
e interni in similpelle bianca
soffocanti
non ho aperto gli occhi per paura.
La paura mi guida, dovresti immaginare,
la paura è con me
ogni secondo
le bastonate, i calci tra la folla che ride, gli schiaffi
la mia vecchia vita ogni giorno più lontana
le mie luride coperte
rubate
il mio carrello senza una ruota
la paura
i cani
io.

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