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Derek Walcott

Hanrahan il Rosso on 26 Febbraio 2015 - 23:27 in Critica letteraria

Premio Nobel per la letteratura 1993, autore di «Oméros», «Mappa del Nuovo Mondo» e «La goletta Flight».
(stralci dall’intervista di Dino Messina, 11 dicembre 2008, Corriere.it
http://lanostrastoria.corriere.it/…/derek-walcott-i-caraibi…)

Dalla rubrica di poesia “Hanrahan il Rosso” pubblicata sul sito di Varini Publishing (cortesia dell’editore)

«Il mio poema non è soltanto un omaggio al poeta dal mare, ma al mare stesso e agli uomini che con quell’ elemento per generazioni si sono confrontati, quotidianamente. Ma il coraggio, la forza, le imprese dei miei pescatori caraibici non sono inferiori a quelle degli eroi omerici. Non ho studiato a scuola né l’ Iliade né l’Odissea, ma da ragazzo conoscevo, come tutti, i personaggi e le leggende omeriche. E da adulto ho scritto il tributo che ogni poeta occidentale deve al padre di tutti noi. Da scrittore cresciuto nell’ arcipelago caraibico le dico che l’ elemento comune con la Grecia antica è la presenza del mare. È il mare il nostro testo comune. Tutte le avventure, i pericoli, le storie di pirati qui vengono dal mare, non dalla terra. Il mare che non custodisce statue e monumenti come la terra, ma è la storia stessa.

È stato scritto, anche a proposito della sua opera, che la poesia epica è l’ espressione delle nazioni allo stato nascente.

«Nei Caraibi ogni isola ha una storia diversa, una diversa leggenda legata al mare. Il nostro inizio è comune e terribile, la schiavitù, non può essere racchiuso in una placida favoletta. Sono appena rientrato da un giro attraverso quattro isole, Dominica, Martinica, Santo Domingo, Guadalupe, la distanza media tra una terra e l’ altra è irrisoria, 23 miglia. Però ogni isola è diversa dall’ altra, la Martinica per esempio è un dipartimento francese, Saint Lucia è indipendente».

Eppure lei ha parlato di nazione caraibica.

«Sì, a livello emotivo è un’ espressione vera, da Cuba a Trinidad in questo senso siamo una sola nazione, ma restano grandi differenze storiche e politiche. Veniamo quasi tutti dall’ Africa, qualcuno dall’ India. Gli aborigeni furono sterminati dagli europei e così ci troviamo a essere padroni in una terra che non è nostra. Viviamo in una sorta di esilio permanente».

Più di una volta ha invece dichiarato il suo debito per Dante Alighieri. Il suo «Oméros» è un poema in terzine.

«Assieme a Omero, Dante è il padre di tutta la letteratura occidentale, inclusa la caraibica. Poi per Oméros non volevo usare uno stile vittoriano. Mi occorreva una fluidità quasi prosaica. Il mio tributo a Dante, il più chiaro fra i poeti, è nel ritmo».

Tra gli italiani, quali altri poeti ama?

«Sicuramente Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo. Ma ogni scrittore viene influenzato da tutti gli autori che ha letto durante la sua vita».

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