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Da OPERA UMANA (estratto)

Hanrahan il Rosso on 26 febbraio 2015 - 23:45 in Poesie di Andrea Fiorini

Dalla rubrica di poesia “Hanrahan il Rosso” pubblicata sul sito di Varini Publishing (cortesia dell’editore)

“(…)
Ti guardo l’anima. Ti guardo negli occhi e ti guardo l’anima. Chi viene da Nesager è per questo che viene. Si fa aprire. Piano piano. Cos’è, ti meravigli? Ti meravigli che ti dica il mio nome senza scompormi? Imposto da chi, poi? Oppure ti meravigli che sia in grado di aprirti come una scatoletta?
Del resto, chissenefrega di cosa ci trovo dentro. Ti apro e ti mangio, ti svuoto. Ma è questo che vuoi, no? Ah no? Fammi ridere, dai, dimmi cosa vuoi, dammi un motivo per non abbassare gli occhi, per non riprendere a bere e dimenticarti.
Teu? Teu… ha trovato un buon motivo, devo ammetterlo.
Una cosa mi piace di questo locale, l’odore. È buono, è odore di uomini, di vita che marcisce. Luci fioche come i loro desideri. Sorrido, ti meravigli? Non è un ghigno, il mio. Un po’ di pietà. Ma poca, poca.
Questo angolo, questo tavolo sono miei. Sono una parte di me. Nessuno oserebbe occuparli. Anche perché sono sempre qui, io. È per questo che mi hai trovato così facilmente, no? Se hai chiesto in giro qualcuno sa dov’è Nesager avrai fatto ridere molti. Ma non sono sempre qui per farmi trovare. Anzi. Sono qui per trovare. E trovo. Te, ad esempio.
Teu, hai detto? I miei occhi stanchi e semichiusi dall’alcool ancora lo vedono.
Era molto che non lo vedevo bere così, fino a diventare sincero. Ha sempre parlato molto. Forse ero l’unico che lo ascoltava. Ascoltavo senza guardarlo, cercando di capire il senso. Non sono vecchio, ma ne ho sentite di cose.
In fondo la sua domanda era la stessa: da dove devo partire. Questo voleva sapere.
Mi chiesi se sarebbe tornato. Se l’avrei più rivisto. Ma in fondo non era importante. In questo locale ciò che conta è esserci, non andare o venire.
Voleva ripulirsi, ecco si, voleva partire senza pesi perché il viaggio sembrava lungo e impegnativo.
Ti dirò una cosa, però. Tra me e te. Teu è stato l’unico che ha preso qualcosa da me. Sai, quando ci s’incontra non è come uno scontro tra biglie di ferro, un contatto e un allontanarsi in fretta senza conseguenze. No. È come se ci si staccasse l’un l’altro dei pezzi e li si mangiasse, come se ci si scambiasse dei fluidi o qualche sostanza, insomma, ci si svuota e ci si riempie a vicenda, non so se mi capisci.
Io ho sempre preso. Non do nulla. Ma prendo senza permesso. Tutto quello di cui ho bisogno, tutto quello che voglio. Pochi hanno provato a prendere, pochi ne hanno avuto la voglia o il coraggio. Si leccano ancora le ferite.
Solo Teu ha preso qualcosa, solo Teu mi ha chiesto il permesso. Un tipo delicato, senza spigoli vivi. Aveva bisogno, ha chiesto, ha avuto. Così come te lo dico ora.
Una bella sbronza davvero, però.
Sorrido, anche se non si vede, dentro di me sorrido.
Era questo che volevi sapere? Ora lo sai, e puoi dirlo: qui ha cominciato, da qui è partito. Ma ricordati, sempre che tu sia in grado di farlo, ricordati di questo: ha preso qualcosa e non è più stato lo stesso. Migliore? Peggiore? Non è questo il punto. Ricordalo, questo. Non ti dice nulla? Davvero nulla? Che sciocco, ancora non capisci? Ah, ah… fammi bere ancora, fammi bere…
(…)”

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