/ Category / Poesie di Andrea Fiorini

FOLATA DI VENTO

by Hanrahan il Rosso

(dedicata a tutti i clochard)

Sono l’ultimo degli ultimi
l’ombra poco lontano dal marciapiede bagnato
rumore di scarpe e sabbia
e ora ti dirò quello che devo.
Non avrai quello che vuoi
non sarai quello che vuoi
ma quello sguardo che ti ha attraversato
sotto la fermata
quello ti ha visto cosi come sei
unico al mondo.

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Recensione del libro “Il Fuoco Alimentato dal Vento” di Literary.it

by Hanrahan il Rosso

Il Fuoco Alimentato dal Vento
Recensione di Luciano Nanni – Literary.it

Poesia. In poesia anche un dettaglio è significativo. Per esempio, la mancanza del punto alla fine di un testo. Difatti, nella prima della quattro parti di cui si compone il volume (Razza Umana) tale assenza potrebbe indicare che il testo è “forse incompiuto” (a volte l’ispirazione non lascia spazio alle certezze). L’aspetto generale ci mostra una poetica fluente, discorsiva, quasi prosastica, non prosaica — conviene tener divisi i due termini. Per cui il verso può esser breve o dilatarsi fino a una vera e propria prosa poetica: ciò nasce dalla scansione, che segue il senso e il tempo (ritmo) con valore psicologico o costruttivo. Si ponga attenzione all’aggettivazione: “che avrebbe dischiuso brividi e tante infinite piccole gioie” (Occhi azzurri di pietra, parte II). Nei contenuti è ripresa una mitica a-temporalità che cerca di ricostruire l’interna realtà apparentemente estinta nel suo presente, ma riflessa oltre l’atto iniziale. L’iconografia ci parla, ed è ora spirito che risorge in altra dimensione trasmettendo la poiesi in virtù di un concetto evocativo.

http://www.literary.it/dati/literary/nanni2/il_fuoco_alimentato_dal_vento.html

MAESTRO, MAESTRO

by Hanrahan il Rosso

Maestro, maestro
cos’è questo vento fresco che spazza le colline d’erba
questa tavola piatta di roccia dura
questo mare gelido di onde alte e rabbiose come lupi
questo oro
potente
capace di evocare spettri d’amore e angosce disperate
da farne silenzio eterno?

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LA PROFEZIA DI IMDI-ILUM

by Hanrahan il Rosso

Toglietevi dai piedi giovani stupidi
via dal fuoco
le vostre risate insulse per sciocchezze e i vostri dar di gomito
e dire i vecchi, guarda lì
per poi non dormirci la notte
e raccontare anni dopo,
non avessi visto mille volte,
via via! polli tutti uguali in uno sbatter di penne bianche
via di qui
da questo fuoco
da queste ceneri
che il mio bastone ara
con sapienza caldea. 

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OCCHI AZZURRI DI PIETRA

by Hanrahan il Rosso

http://www.poetipoesia.info/nuovi-poeti/occhi-azzurri-di-pietra/

MI PARLA DEL NATALE

by Hanrahan il Rosso

Mi parla del Natale
senza musica
dei biscotti sulla porta
e dei giorni che mancano
e si dispera che non sia ora
Le sue manine si agitano nell’aria
gli occhi lucidi
i pacchi colorati
il suo tormento
e spiega le cose
sperando che il tempo dimezzi
la sua corsa
che la sua vita
per un momento
si riempia
passo dopo passo
piccolo passo
dopo piccolo passo

ASTRONAVE

by Hanrahan il Rosso

Da “Il Fuoco Alimentato dal Vento” – Astronave

(…)
Vi abbraccio
poso a terra la mia arma
i miei simboli
i miei comunicatori che non vibrano più.
Vi abbraccio
e sento le vostre mani e il vento e il caldo dei due soli alti sull’orizzonte
tenetemi con voi, trattenetemi
perché un giorno
un giorno vicino
tenterò di scappare
getterò uno sguardo breve oltre la finestra,
leggerò nella macchina di un posto che,
qualcuno mi dirà una cosa,
un granello di sabbia si poserà sulla mia mano
e mondi si sposteranno
e galassie ricominceranno a ruotare
nella mia mente.
Ma ora
ora riporto con me tutto ciò che ho conosciuto
e sono radici profonde.

Così disse colui che scrutò i confini dell’Universo.

SONO STANCO DI GENTE

by Hanrahan il Rosso

Sono stanco di gente che sa tutto
vorrei chi non sa nulla
e ancora chiede
ancora su stupisce
ancora impara
ma non è di questa pavida generazione
non è di noi
ancora domandare e restare in ascolto
prendere le mani
battere sulle spalle.
Non è di noi sopportare la solitudine
accettare i rifiuti
e guardarsi negli occhi senza emozione
senza difese.
Posso prendere una mano
ma non è che una mano
parlare di cose
ma non sono che cose
vedere gente
che è gente
e non simboli, non semi
non germogli.
Ma chi ha suonato con Vasco
aperto forse cuori e disegnato percorsi di prezzi
vita divertente, dice,
chi ha fatto questo
ancora cerca conforto e ascolto
E nemmeno l’ascolto è quindi di noi
se non tolleranza
e poco interesse
per i tesori nascosti.

“IL FUOCO ALIMENTATO DAL VENTO”: UN “CONCEPT POEM”

by Hanrahan il Rosso

“Il Fuoco Alimentato dal Vento” è una storia, la storia dell’umanità narrata attraverso quattro grandi tappe che ne scandiscono la progressiva evoluzione. Per questo è classificabile più come un “concept poem” che come una raccolta di poesie, dove questo termine indica appunto un’opera che ha alla base un progetto e una visione unica pur se composta da parti separate.
Un concetto, quello di “concept poem” ripreso dai “concept album” lanciati a partire dagli Anni ’70 da gruppi rock come i Pink Floyd con “The Wall”, dagli Who con “Tommy”, ma anche dai Beatles e da Franco Battiato, per non citarne che alcuni.

Composta tra il 2010 e il 2014, è quindi suddivisa in quattro parti (due raccolte e due componimenti lunghi), ognuna pienamente compiuta ma integrata con le altre:
– Razza Umana
– Il Ciclo di Imdi-Īlum
– Il Secondo Colore Rosso
– Astronave

“Razza Umana” è un breve poema d’ispirazione whitmaniana che affronta l’inquieto ribollire della genesi dal pianeta e degli esseri viventi fino all’avvento dell’uomo.
Il successivo “Ciclo di Imdi-Īlum” è composto da alcune poesie ispirate alla storia antica del Vicino Oriente, liberamente mescolata alle vicende di un mercante paleo-assiro realmente vissuto attorno al 1900 a.C. (e che dà appunto il titolo al ciclo); un’epoca in cui gli assiri avevano costituito in Anatolia alcune cittadelle (karum) in cui vivevano le famiglie dei commercianti che scambiavano merci con la madrepatria, quest’ultima lontana mille chilometri e molti mesi di viaggio in carovana. Di queste famiglie ci è rimasto un ampio epistolario commerciale che stupisce per la sua freschezza e la sua normale quotidianità, anche a distanza di quattro millenni. Di Imdi-Īlum ho immaginato – percepito – la solitudine, il senso di vuoto e di lontananza, e anche in questo caso il tema del ritorno all’origine (e dell’inquietudine che permane anche una volta tornati a casa) è il filo conduttore.
“Il Secondo Colore Rosso” è la raccolta più ampia del libro e, all’interno del concept poem rappresenta la voce dell’uomo contemporaneo, delle sue incertezze e soprattutto del suo continuo oscillare tra difesa e conservazione dell’individualità da una parte, socialità e condivisione dall’altra, entrambe temute e al tempo stesso disperatamente ricercate.
“Astronave”, infine è una sfida e un esperimento. È infatti un lungo racconto di (fanta)scienza in versi, che porta a compimento il viaggio dell’umanità, ultima tappa della sua evoluzione immaginabile, ambientata in un incerto futuro e immerso in un’incerta atmosfera. È ancora una volta un viaggio, un ritorno, forse forzato, verso le cose vere, attraverso uno spazio che non è quello delle stelle metafisiche sognate, ma quello reale della fisica quantistica. Un viaggio in un universo che l’uomo ha ormai piegato ai suoi voleri. Programmaticamente, quindi, in “Astronave” si mescolano poesia, fisica, scienza, fantascienza, archeologia. E tutto, alla fine, torna al punto di origine: quella collina al confine tra Siria e Turchia, Gobekli Tepe, l’Ombelico, sulla cui sommità è stato trovato il monumento megalitico più stupefacente della storia umana.

Il titolo della raccolta prende spunto da una descrizione che fa di se stesso Hanrahan il Rosso, protagonista di un ciclo di racconti del poeta e scrittore irlandese William B. Yeats: “Io sono Hanrahan il Rosso, il vecchio vizioso, il fuoco alimentato dal vento”. Un descrizione che porta con sé l’essenza dell’umanità: l’affermazione della propria individualità, la consapevolezza dell’incapacità di gestire le proprie debolezze e l’inarrestabile forza interiore che spinge sempre avanti a dispetto di ogni ragione e ragionevolezza.

Ti ho seguito con gli occhi

by Hanrahan il Rosso

Ti ho seguito con gli occhi
le tue unghie laccate di un rosso tenue
i tuoi gioielli grandi e brillanti
i capelli biondini e gli occhi stanchi
il tuo essere uomo
faticosamente leggero
il tuo cartone di vino bianco
nella borsa di Prada
sul tram
e alla fermata ti sei dissolto