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ASTRONAVE

by Hanrahan il Rosso

Da “Il Fuoco Alimentato dal Vento” – Astronave

(…)
Vi abbraccio
poso a terra la mia arma
i miei simboli
i miei comunicatori che non vibrano più.
Vi abbraccio
e sento le vostre mani e il vento e il caldo dei due soli alti sull’orizzonte
tenetemi con voi, trattenetemi
perché un giorno
un giorno vicino
tenterò di scappare
getterò uno sguardo breve oltre la finestra,
leggerò nella macchina di un posto che,
qualcuno mi dirà una cosa,
un granello di sabbia si poserà sulla mia mano
e mondi si sposteranno
e galassie ricominceranno a ruotare
nella mia mente.
Ma ora
ora riporto con me tutto ciò che ho conosciuto
e sono radici profonde.

Così disse colui che scrutò i confini dell’Universo.

NE SIAMO USCITI

by Hanrahan il Rosso

Da “Il Fuoco Alimentato dal Vento” – Astronave

(…)
Ne siamo usciti
un bagno di sudore
ed enormità inaudite
resti sparsi di antichissime rappresaglie e strenue difese
buio
immense e silenziose navi a vela
sorvegliano i ricordi
lenti vascelli a collettore di Bussard
raccolgono idrogeno
sperando di tornare a casa presto
e noi
sempre alla scoperta di nuovi angoli
di opportunità
guardiamo i parassiti della frattura
oggi eroi e sentinelle
senza riuscire a ritrovare un unico ricordo, in fondo,
della Grande Apertura.
(..)

ASTRONAVE (estratto)

by Hanrahan il Rosso

Da Il Fuoco Alimentato dal vento – Astronave

“(…)
Ecco la nuova umanità del Decimillennio
schegge di diamante a velocità della luce
pezzi di carne e fibra
testardi e ostinati come macchine ignoranti
capaci di tutto
davvero di tutto
adesso che hanno scacciato il Maitreya
e vivono per millenni.
(…)”

ASTRONAVE (incipit)

by Hanrahan il Rosso

Da Il Fuoco Alimentato dal vento – Astronave (incipit)

Quando mi hanno detto
andrai tra le stelle eccetera
mi sono grattato la testa
e ho pensato a mio figlio che mi dice
non c’è bisogno che dici zero zero,
ora capisco.
La faccia di vetro del tizio in grigio
mi diceva che le cose erano terribilmente serie
che non avrei visto i miei cieli azzurri
per molto molto tempo
e la meraviglia che faccia di vetro vide nei miei occhi non era gioia
ma la rivelazione:
se vedi le stelle non vedi il cielo.

Narrami manovratore di come siamo arrivati fin qui
di come noi animali siamo ora corpi sciamanti
come le rocce fredde e calde,
di come gli ammassi devastati dai raggi cosmici sono diventati la nostra casa.
Dimmi, perché io sono vestito così dopo aver compiuto il salto
e sono immemore,
sciagurato,
del volto del mio bambino,
perché questo metallo che mi circonda non è caldo e non è freddo
e perché, per la parte di questo braccio di galassia che hai visto,
andiamo via così veloci e torniamo tanto lentamente?
E perché, infine, quando abbiamo incontrato Dio
lo abbiamo trattato in quel modo?
Non era quello che si meritava, davvero,
in fondo non è stato sempre cattivo con noi.
(…)