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Recensione del libro “Il Fuoco Alimentato dal Vento” di Literary.it

by Hanrahan il Rosso

Il Fuoco Alimentato dal Vento
Recensione di Luciano Nanni – Literary.it

Poesia. In poesia anche un dettaglio è significativo. Per esempio, la mancanza del punto alla fine di un testo. Difatti, nella prima della quattro parti di cui si compone il volume (Razza Umana) tale assenza potrebbe indicare che il testo è “forse incompiuto” (a volte l’ispirazione non lascia spazio alle certezze). L’aspetto generale ci mostra una poetica fluente, discorsiva, quasi prosastica, non prosaica — conviene tener divisi i due termini. Per cui il verso può esser breve o dilatarsi fino a una vera e propria prosa poetica: ciò nasce dalla scansione, che segue il senso e il tempo (ritmo) con valore psicologico o costruttivo. Si ponga attenzione all’aggettivazione: “che avrebbe dischiuso brividi e tante infinite piccole gioie” (Occhi azzurri di pietra, parte II). Nei contenuti è ripresa una mitica a-temporalità che cerca di ricostruire l’interna realtà apparentemente estinta nel suo presente, ma riflessa oltre l’atto iniziale. L’iconografia ci parla, ed è ora spirito che risorge in altra dimensione trasmettendo la poiesi in virtù di un concetto evocativo.

http://www.literary.it/dati/literary/nanni2/il_fuoco_alimentato_dal_vento.html

MAESTRO, MAESTRO

by Hanrahan il Rosso

Maestro, maestro
cos’è questo vento fresco che spazza le colline d’erba
questa tavola piatta di roccia dura
questo mare gelido di onde alte e rabbiose come lupi
questo oro
potente
capace di evocare spettri d’amore e angosce disperate
da farne silenzio eterno?

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FINLANDIA

by Hanrahan il Rosso
febbraio 27, 2015

“Vorresti cogliere una mela dall’albero, ti alzo oppure abbasso il ramo?”
(poetessa finlandese)

LA PROFEZIA DI IMDI-ILUM

by Hanrahan il Rosso

Toglietevi dai piedi giovani stupidi
via dal fuoco
le vostre risate insulse per sciocchezze e i vostri dar di gomito
e dire i vecchi, guarda lì
per poi non dormirci la notte
e raccontare anni dopo,
non avessi visto mille volte,
via via! polli tutti uguali in uno sbatter di penne bianche
via di qui
da questo fuoco
da queste ceneri
che il mio bastone ara
con sapienza caldea. 

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I RACCONTI DI HANRAHAN IL ROSSO

by Hanrahan il Rosso
febbraio 27, 2015

William Butler Yeats

Hanrahan il Rosso

Hanrahan, il maestro della scuola all’aperto, un giovane alto, forte, dai capelli rossi, entrò nel granaio, dove sedevano alcuni uomini del villaggio la vigilia di Samhain. Era stato un’abitazione e, quando il proprietario ne aveva costruita una migliore, aveva unito le due camere, tenendolo come locale per ammassarvi provviste di ogni tipo.
C’era una fiamma nel vecchio focolare, e c’erano candele di sego conficcate nelle bottiglie, e c’era una bottiglia nera da un quarto su delle assi che erano state messe tra due barili per formare un tavolo.
La maggior parte degli uomini stava seduta vicino al fuoco, e uno di loro cantava una lunga cantilena su un uomo di Munster e un uomo di Connacht che litigavano sulle loro due regioni.
Hanrahan andò dal padrone di casa e gli disse: – Ho ricevuto il tuo messaggio -.

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OCCHI AZZURRI DI PIETRA

by Hanrahan il Rosso

http://www.poetipoesia.info/nuovi-poeti/occhi-azzurri-di-pietra/

MI PARLA DEL NATALE

by Hanrahan il Rosso

Mi parla del Natale
senza musica
dei biscotti sulla porta
e dei giorni che mancano
e si dispera che non sia ora
Le sue manine si agitano nell’aria
gli occhi lucidi
i pacchi colorati
il suo tormento
e spiega le cose
sperando che il tempo dimezzi
la sua corsa
che la sua vita
per un momento
si riempia
passo dopo passo
piccolo passo
dopo piccolo passo

ASTRONAVE

by Hanrahan il Rosso

Da “Il Fuoco Alimentato dal Vento” – Astronave

(…)
Vi abbraccio
poso a terra la mia arma
i miei simboli
i miei comunicatori che non vibrano più.
Vi abbraccio
e sento le vostre mani e il vento e il caldo dei due soli alti sull’orizzonte
tenetemi con voi, trattenetemi
perché un giorno
un giorno vicino
tenterò di scappare
getterò uno sguardo breve oltre la finestra,
leggerò nella macchina di un posto che,
qualcuno mi dirà una cosa,
un granello di sabbia si poserà sulla mia mano
e mondi si sposteranno
e galassie ricominceranno a ruotare
nella mia mente.
Ma ora
ora riporto con me tutto ciò che ho conosciuto
e sono radici profonde.

Così disse colui che scrutò i confini dell’Universo.

SONO STANCO DI GENTE

by Hanrahan il Rosso

Sono stanco di gente che sa tutto
vorrei chi non sa nulla
e ancora chiede
ancora su stupisce
ancora impara
ma non è di questa pavida generazione
non è di noi
ancora domandare e restare in ascolto
prendere le mani
battere sulle spalle.
Non è di noi sopportare la solitudine
accettare i rifiuti
e guardarsi negli occhi senza emozione
senza difese.
Posso prendere una mano
ma non è che una mano
parlare di cose
ma non sono che cose
vedere gente
che è gente
e non simboli, non semi
non germogli.
Ma chi ha suonato con Vasco
aperto forse cuori e disegnato percorsi di prezzi
vita divertente, dice,
chi ha fatto questo
ancora cerca conforto e ascolto
E nemmeno l’ascolto è quindi di noi
se non tolleranza
e poco interesse
per i tesori nascosti.

LINDSAY, LEE MASTER E SANDBURG

by Hanrahan il Rosso

Vachel Lindsay, Edgar Lee Master e Carl Sandburg: la triade poetica del Middle West statunitense, cantori del popolo, della gente, di chi lotta tutti i giorni per tirare avanti, senz’altro aiuto che le proprie braccia, la mano tesa di qualche samaritano e le parole dei poeti.

Carl Sandburg – “Il popolo del sì”

Dai quattro angoli della terra,
Da angoli sferzati dal vento
E morsi dalla pioggia e dal fuoco,
Da luoghi in cui i venti hanno inizio
E le nebbie nascono con fanciulli di bruma,
Uomini alti vennero da alti declivi rocciosi
E uomini pieni di sonno da valli assonnate,
Con le loro alte donne, con le donne in sonno,
Con fagotti e bagagli,
Coi piccoli che balbettavano, “E adesso dove andiamo? e dove poi?
(…)

Chi conosce il popolo
Chi lo conosce da cima a fondo?
Il popolo, sì.

Vechel Lindsay – “Il generale William Booth entra in paradiso”
(…)
Gesù uscì dalla porta del tribunale
Estese le sue mani sui poveri che passavano.
Booth non vedeva ma conduceva i suoi strani compagni
Torno torno la gran piazza del tribunale.
Marciò senza una macchia, avvolta in vesti nuove.
Gli storpi furono raddrizzati, le membra secche rese a nuova vita,
E gli occhi aperti a un mondo dolce e nuovo.
(…)